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Hai una vecchia console in cantina? Ecco cosa determina il suo valore

📅 4 Settembre 2026✍️ di Redazione Artmatica⏱️ 5 min di lettura

Hai trovato una vecchia console durante un trasloco, o ti è arrivata in eredità da un nipote o da un fratello più grande. Magari ci sono anche le cartucce originali, qualche cavo aggrovigliato e il joystick ancora nella scatola. La prima domanda che ti fai è sempre la stessa: vale qualcosa, o la porto direttamente al mercatino? La risposta non è banale, e dipende da fattori molto concreti che vale la pena capire prima di farne qualsiasi cosa.

Perché i videogiochi di vent’anni fa sono tornati richiesti?

Non è nostalgia fine a se stessa. Il mercato del retrogaming — così lo chiamano i collezionisti — segue dinamiche simili a quelle di qualsiasi altro oggetto da collezione: quando una cosa non si produce più, la disponibilità scende, e se la domanda resta alta il prezzo sale. Le console degli anni Novanta e dei primi Duemila hanno smesso di essere fabbricaته da decenni, ma chi le ha vissute da bambino oggi ha quarant’anni, un reddito e la voglia di ritrovare qualcosa di quella stagione. Questo incrocio tra offerta limitata e domanda emotivamente carica è esattamente ciò che fa muovere un mercato.

A questo si aggiunge un secondo elemento: molti di questi oggetti erano pensati per essere usati e poi buttati. Chi li ha conservati in buone condizioni — e soprattutto chi ha tenuto la scatola originale — si ritrova oggi con qualcosa di raro non perché fosse prezioso allora, ma perché la maggior parte è andata perduta.

Cosa guarda davvero un collezionista quando compra una console?

La prima cosa che valuta è la conservazione. Una console graffiata, con tasti incollati o coperchi rotti, vale una frazione di una tenuta bene. Non si tratta di estetica pura: per chi colleziona, l’oggetto deve testimoniare come era quando era nuovo. Ogni segno di usura è una sottrazione di valore.

La seconda cosa è la completezza. Una console venduta senza cavi, senza controller originale e senza manuale vale meno di una “completa di tutto”. Se hai ancora la scatola originale con i polistiroli interni, sei già in una categoria di pregio. Le scatole originali in buone condizioni sono diventate più rare degli apparecchi stessi, proprio perché quasi nessuno le conservava.

La terza variabile è la tiratura e il modello specifico. Non tutte le console della stessa marca e dello stesso periodo valgono uguale. Esistono versioni speciali, colori limitati, bundle prodotti in pochi esemplari per mercati specifici o per promozioni. Un modello di serie standard vale molto meno di una versione in edizione limitata dello stesso apparecchio. Prima di giudicare ciò che hai in mano, vale la pena identificare esattamente il modello: spesso c’è un numero stampato sul fondo o sotto la batteria.

Le cartucce: spesso valgono più della console

Se insieme alla console hai conservato i giochi — soprattutto in formato cartuccia — potresti avere la parte più pregiata dell’insieme senza saperlo. Alcuni titoli sono stati prodotti in tirature ridottissime, altri sono diventati rari perché appartenevano a generi di nicchia che all’epoca vendevano poco. Oggi quei giochi sono esattamente quelli che i collezionisti cercano con più insistenza.

Anche qui, la conservazione conta moltissimo. Una cartuccia con l’etichetta integra, senza segni di penna o scotch, vale sensibilmente più di una logora. Se hai ancora la scatola del gioco con il libretto delle istruzioni, il valore può moltiplicarsi rispetto alla sola cartuccia sfusa.

Un elemento che molti non considerano: i giochi in lingua originale giapponese o nordamericana possono valere più delle versioni europee dello stesso titolo, perché il mercato internazionale dei collezionisti li cerca attivamente e la disponibilità in Europa è storicamente più bassa.

Come capire se quello che hai vale la pena approfondire

Prima di affidarti a qualsiasi stima, fai una cosa sola: non pulire, non smontare, non tentare di far funzionare la console a tutti i costi. Molti danni ai pezzi da collezione avvengono proprio nel tentativo di rimetterli in sesto con metodi fai-da-te. Un oggetto fermo ma integro vale più di uno riparato male.

Il secondo passo è identificare con precisione ciò che hai: marca, modello, numero di serie, colore, eventuale bundle. Fotografa tutto, incluso il fondo e i connettori. Poi, prima di vendere su qualsiasi piattaforma online o portarlo a un mercatino, considera di mostrarlo a un esperto del settore. Esistono negozi specializzati in retrogaming e collezionisti organizzati che offrono perizie, anche informali, senza obbligo di vendita. Il passaparola in questo settore funziona bene, e una valutazione da chi conosce davvero il mercato ti mette al riparo dal venderlo a un decimo del suo valore reale.

Dove si compra e si vende questo tipo di oggetti?

Il mercato del retrogaming si muove su più livelli. Ci sono le aste online generaliste, dove la concorrenza tra acquirenti può far salire i prezzi su pezzi rari, ma dove è anche più facile sottovalutare ciò che si vende. Ci sono i negozi fisici specializzati, che comprano direttamente ma ovviamente con un margine commerciale incorporato. E ci sono le fiere e i raduni di settore, dove il contatto diretto con i collezionisti permette trattative più trasparenti e prezzi spesso più vicini al valore reale.

Se decidi di vendere online, fotografa ogni dettaglio — inclusi eventuali difetti — e descrivi con precisione il modello e lo stato di conservazione. Un annuncio onesto e dettagliato attira acquirenti seri e riduce il rischio di controversie.


La console funziona ancora: questo aumenta il valore?

Dipende dal tipo di collezionista. Chi vuole usarla apprezza il funzionamento, ma chi la cerca come pezzo da esposizione guarda soprattutto alla conservazione estetica. In generale, una console funzionante vale quanto o più di una ferma, a parità di condizioni esterne.

Ho solo i giochi, senza la console: hanno comunque valore?

Sì, spesso sì. Le cartucce e i giochi in disco si comprano e vendono anche separatamente dalla console. Alcuni titoli specifici valgono più dell’intero apparecchio su cui giravano. L’etichetta integra, la scatola originale e il libretto fanno la differenza.

Come faccio a non farmi fregare quando vendo?

Non vendere di fretta e non accettare la prima offerta senza confrontarla con altri. Cerca il tuo modello su più piattaforme e guarda i prezzi delle vendite concluse, non solo degli annunci aperti. Se hai dubbi, una perizia da un esperto del settore — anche pagando una piccola cifra — può valere molto di più nel risultato finale.

Redazione Artmatica

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