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Hai delle 20 lire con la spiga? Ecco cosa controllare

📅 8 Settembre 2026✍️ di Redazione Artmatica⏱️ 5 min di lettura

Stai svuotando un cassetto, una vecchia scatola di latta, magari il portamonete di un nonno, e ti ritrovi tra le mani una monetina dorata con una spiga di grano sul rovescio. Le 20 lire italiane — quelle con la spiga, per intenderci — sono tra le monete che circolano di più nei cassetti delle famiglie italiane. Ma non tutte valgono la stessa cosa. Alcune sono monete da pochi centesimi per un collezionista, altre possono sorprendere. Il punto è sapere cosa guardare.

Quali 20 lire con la spiga esistono davvero?

Prima di tutto, è bene sapere che le 20 lire con la spiga di grano sono state coniate in periodi diversi e con caratteristiche molto differenti tra loro. Quando si parla di questa moneta, nella mente della maggior parte delle persone appare quella in alluminio, sottile e leggera, prodotta dalla Repubblica Italiana a partire dagli anni Cinquanta. Sul dritto c’è la testa di una donna (la figura allegorica dell’Italia), sul rovescio la spiga con il valore nominale. Questa versione è rimasta in circolazione per decenni ed è la più comune.

Ma esiste anche una versione molto più antica e molto più preziosa: la 20 lire in oro del Regno d’Italia, coniata tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Se la moneta che hai in mano è gialla, pesante e trasmette una sensazione di densità diversa dall’alluminio, potrebbe essere proprio quella. In quel caso il discorso cambia radicalmente, perché l’oro porta con sé un valore intrinseco indipendente dalla rarità numismatica.

Come si riconosce la versione in oro da quella in alluminio?

Il modo più semplice è il peso. Una moneta in alluminio è quasi impercettibile tra le dita; una in oro ha uno spessore e una densità completamente diversi. Se non hai una bilancia di precisione, basta tenerle entrambe in mano: la differenza si sente.

Guarda poi il colore: l’alluminio ha un tono argenteo-opaco, mentre l’oro è caldo, giallognolo, con una lucentezza che non sbiadisce nel tempo. Infine osserva i bordi: le monete in oro del periodo regio hanno spesso un bordo rigato (zigrinato) molto preciso, segno di una coniatura curata.

Se hai ancora dubbi, non improvvisare test casalinghi. Portala da un orefice o da un numismatico: bastano pochi minuti per avere una risposta certa.

Cosa determina il valore delle 20 lire in alluminio?

Ammettiamo che la tua moneta sia quella più comune, in alluminio. Significa che non vale nulla? Non necessariamente. Tre fattori contano più di ogni altra cosa.

Il primo è l’anno di coniazione. Alcune annate sono state prodotte in quantità molto inferiori rispetto ad altre. Una moneta del 1957 non ha lo stesso interesse collezionistico di una del 1969 o del 1993. Il catalogo numismatico italiano classifica ogni anno con un grado di rarità; senza consultarlo, non puoi sapere dove ti trovi.

Il secondo è la conservazione. Questo è forse il fattore più determinante per le monete comuni. Una moneta logora, graffiata o ossidata perde quasi tutto il suo interesse collezionistico. Una moneta in condizioni eccellenti — che non ha mai circolato, o che è circolata pochissimo — può valere anche decine di volte di più dello stesso pezzo consumato. I collezionisti usano gradi di conservazione precisi (da “bello” a “fior di conio”), ma anche a occhio si vede la differenza tra una moneta che ha vissuto in tasca per anni e una conservata con cura.

Il terzo è la domanda del mercato. Il collezionismo è un mercato come gli altri: se in un certo periodo molti collezionisti cercano quella specifica annata, il prezzo sale. Se l’interesse cala, scende. Non esiste un valore fisso scritto nella pietra.

E se la moneta è in oro?

Le 20 lire in oro del Regno d’Italia hanno un doppio binario di valutazione. Da un lato c’è il valore del metallo: ogni moneta contiene una quantità precisa di oro fino, e quel peso ha sempre un corrispettivo sul mercato dell’oro. Dall’altro c’è il valore numismatico, che dipende dall’anno, dalla zecca di produzione (Torino, Roma, Genova o Milano, nei periodi storici), dalla conservazione e dalla rarità dell’emissione.

In alcuni casi il valore numismatico supera di gran lunga quello del solo metallo. In altri, soprattutto per le monete più comuni e molto usurate, i due valori si avvicinano. Anche qui, senza una perizia non puoi saperlo.

Come comportarsi prima di venderla o tenerla?

La regola d’oro — è il caso di dirlo — è non fare nulla di irreversibile prima di avere un’idea chiara. Non pulire la moneta con prodotti chimici o abrasivi: anche un sapone sbagliato può rovinare la superficie e abbassare drasticamente il valore. Se la moneta è sporca o ossidata, riponila così com’è in un sacchettino di plastica morbida o in un foglio neutro, e portala a chi sa cosa fa.

I canali giusti per una prima valutazione sono due: un numismatico professionista (cerca quelli iscritti alle associazioni di categoria italiane) oppure una casa d’aste specializzata in monete. Entrambi possono darti una stima basata su dati reali, non su impressioni. Diffidate di chi vi fa un prezzo al volo senza esaminare la moneta da vicino, e di chi vi propone un acquisto immediato senza lasciarvi tempo per confrontare.

Se vuoi fare una ricerca preliminare da solo, i cataloghi numismatici italiani — disponibili anche online — ti permettono di capire la rarità della tua annata e il range di valori registrati nelle aste recenti. Non è lo stesso di una perizia, ma ti dà un riferimento prima di sederti al tavolo con un esperto.

Le 20 lire in alluminio che ho trovato possono valere qualcosa?

Dipende dall’anno e dalla conservazione. Le annate con tiratura bassa in condizioni eccellenti interessano i collezionisti; quelle comuni e molto usurate hanno valore quasi nullo. Controlla l’anno sul catalogo numismatico e valuta le condizioni prima di decidere.

Come faccio a sapere se la mia moneta è in oro o in alluminio?

Peso e colore sono i segnali più immediati: l’oro è pesante e caldo, l’alluminio è leggerissimo e argenteo. Se hai dubbi, un orefice o un numismatico la identifica in pochi minuti senza bisogno di test invasivi.

Devo pulire la moneta prima di farla valutare?

No, mai. Pulire una moneta — anche con acqua e sapone — può graffiarne la superficie e ridurne il valore in modo permanente. Portala così com’è a chi sa come trattarla.

Redazione Artmatica

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