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Cosa sono i cookie

Cookie e protezione dei dati: una nuova era

Quante volte hai pensato che qualcuno stesse violando la tua privacy? Credo sia successo a chiunque di sentirsi oscurato, quasi osteggiato da chi non rispetta la privacy della persona che, in quanto diritto, non può e non deve essere violato.

Quando parliamo di privacy infatti facciamo riferimento ad un diritto di riservatezza delle informazioni personali e della vita privata. Con questa espressione si intima chi pensa di potersi intromettere facilmente nella vita altrui a non farlo.

Se si pensa alla concezione di privacy e si analizza la sua nascita, in Italia inizia a prendere piede a partire dal secondo dopoguerra, nello specifico dagli anni 60’ in poi.

Da quel momento inizia l’era del cambiamento, quella dell’innovazione tecnologica in cui tutto si evolve, anche la privacy passando così allo step successivo: la protezione dei dati personali diviene un diritto volto a impedire che informazioni sulla persona vengano rivelate.

Tutela diventa la parola chiave, anche e soprattutto sul web che nel frattempo sta dilagando, diventando strumento imprescindibile nella vita di tutti, nessuno escluso.

Ma tutelare cosa comporta nella vita dei dati? Cosa cambia per chi con i dati ci lavora e… cosa sono i cookie?

Cosa sono i cookie: accettare o no? 

Partiamo col dire che i dati, come abbiamo avuto modo di approfondire anche in un altro nostro articolo, rappresentano il quarto fattore produttivo, dopo i classici terra, lavoro e capitale (Vincenzo Cosenza docet), negli ultimi anni hanno acquisito un’importanza tale da essere considerati da tutti i professionisti del marketing l’esca migliore per personalizzare le proprie strategie di marketing.

Con l’avanzare della tutela della privacy e quindi con la notizia che Google dismetterà l’utilizzo dei cookie di terza parte sul suo browser Chrome entro due anni, tutto cambia: i marketers hanno ora bisogno di un approccio differente che, visto l’abbandono dei cookie di terze parti, punti ad includere più dati di prime parti possibili (email, telefono, cookie con rilascio consenso cliente…).

tutela della privacy

Ma qual è la differenza fra i due tipi di cookie e soprattutto … cosa sono i cookie?

Molti ancora non sanno la reale definizione ma in realtà tutti noi ne abbiamo a che fare, anche più volte al giorno.

Mettiamo caso volessimo fare una ricerca per la nostra nuova casa. Quando si naviga su un sito attraverso un browser si memorizzano sui dispositivi di un utente file di testo creati da un server.

Tutti file preziosi che contengono al loro interno informazioni sulla persona che ha effettuato la navigazione come: acquisto dal sito, carrello abbandonato e tante altre info molto utili a personalizzare l’esperienza di navigazione al fine di creare delle buyer persona alle quali poter proporre pubblicità ad hoc, sempre più in target, sempre più in linea con le esigenze e necessità dell’utente. Ecco, i cookie possono definirsi come una vera e propria fonte inesauribile di sapere dalla quale attingere per entrare in empatia con l’utente, tanto da condurlo naturalmente a compiere l’azione più ambita da tutti i marketers: l’acquisto.

Quindi il dubbio è: accettare… o no?

Siamo pronti per fare la distinzione fra le due tipologie di cookie entrando maggiormente nel dettaglio.

Cosa sono i cookie di terze parti

Prime o terze parti?

La scelta ricade sulle prime (quello che sarà ancora possibile tracciare in futuro) a discapito delle terze parti.

Il perché è chiaro: privacy è la chiave di tutto, quella che forse negli anni con la corsa sfrenata alla tecnologia ci era stata rubata senza che ce ne rendessimo conto.

Questo apre scenari futuri che mettono al centro l’utente e la sua sicurezza ma mina il campo di tutti gli specialisti del marketing. I cookie di terze parti saranno quelli che subiranno le maggiori conseguenze. Si tratta di cookie caricati sui siti web da parte di server di terze parti utilizzati per il tracciamento degli utenti al fine di servire annunci pubblicitari rilevanti e personalizzati, i quali non appartengono al sito che l’utente sta visitando.

Anche per i professionisti del marketing che sino a questo momento hanno utilizzato Pardot, la piattaforma di marketing automation per il B2B, la vita diventa più complicata perché il tracciamento dei cookie di terze parti è out, anche per questo strumento. Quindi che fare?

protezione dati personali

Per i pardot specialist l’unica “buona prassi” che si consiglia di adottare è andare sulle impostazioni della piattaforma Pardot, spuntando la voce “first party tracking”. Solo così il tracciamento dei cookie di prime parti potrà funzionare.

Ma facciamo un esempio pratico così da essere il più possibile esaustivi: se un’azienda decide di far partire una campagna pubblicitaria per un profumo, ovviamente sapere che un utente ha visitato il sito aziendale è fondamentale, così come se ha cercato o messo nel carrello di un sito e-commerce un particolare articolo, magari simile a quello che l’azienda sta pubblicizzando.

Generalmente, questi cookie sono leggibili sia sul dominio su cui sono stati creati sia su qualsiasi altro sito capace di leggere il codice del server che lo ha prodotto, ergo: potrebbero essere presenti su un ampio numero di siti esterni.

Il problema è che, ultimamente, molti browser stanno bloccando il loro utilizzo, in quanto reputano questo tipo di cookie poco controllabile dall’utente e quindi lesivo della sua privacy.

E’ qui che subentrano quelle di prime parti, gli unici “ammessi” in un futuro, si fatto di dati, ma con al centro sempre l’utente e i suoi desideri.

Cosa sono i cookie di prime parti

Ma torniamo a noi e in particolare a ciò che in futuro avremo modo di utilizzare per cui bisogna attrezzarsi a farlo bene: i cookie di prime parti, gli unici cookie ancora sicuri, legati direttamente al sito visitato dall’utente.

Questi sono capaci di aiutare il browser a ricordare dati rilevanti come user, password, preferenze linguistiche ecc.

Questo tipo di cookie viene utilizzato generalmente per personalizzare l’esperienza di navigazione, riconoscendo un utente che è già stato su quel sito impostando le sue preferenze.

La particolarità di questi cookie, nonché anche l’aspetto che purtroppo li penalizza, è che i cookie di prime parti sono leggibili solo sul dominio su cui sono stati creati, non all’esterno. E la pubblicità targettizzata su altri siti? Purtroppo perde la sua forza e la sua efficacia.

Questo il quadro generale dentro il quale i cookie assumono una veste diversa, gli stessi che sino a questo momento hanno fatto il buono (per i professionisti del marketing certamente) e cattivo tempo.

Non ci resta che adeguarsi al cambiamento in corso, puntando molto di più su una strategia tailor made che faccia la differenza e sulla trasparenza, fondamentale non solo per la crescita delle attività di business ma anche per offrire ai clienti la migliore esperienza possibile.

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